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06/11/2010 / doctorjonx

Social-essere

Tu che frequenti i social network“…
Tu che chatti, twitti, stai su Facebook“…
Tu che sei sempre al corrente delle ultime novità su Internet“…

Ecco elencate, in nessun ordine particolare, alcune delle espressioni più banali e scontate che mi sento rivolgere non così raramente come spererei (in azienda e fuori).
Premesso che ogni volta che mi si rivolgono così, mi sento cadere le braccia e diverse altre appendici del corpo, lo sconforto che mi coglie è generato dalla sottile (ma a volte nemmeno tanto) vena di sarcasmo e di compatimento nella voce dell’interlocutore, che sottende un “beato te che non capisci un c….o e puoi trastullarti così; noi invece che siamo uomini decisivi, dobbiamo badare alle cose concrete, quelle che fanno risultato e portano soldi“.

A parte tutto questo – o forse *a causa* di tutto questo – mi sono chiesto solo per un attimo cosa significhi per me “essere sociale nel web”.
Bene, in ottemperanza alla più pura formazione ingegneristica, vado a snocciolare l’apposito elenco puntato di significati:

  • avere interesse e curiosità verso altri “frequentatori” del web, riconoscendone le varie capacità e le caratteristiche distintive
  • essere umile nell’imparare ed ascoltare prima di proporre; e comunque sempre di proporre si tratta, mai di imporre
  • avere il massimo e completo disinteresse nel dare i propri contributi, siano essi infimi o evidenti; non aspettarsi mai nulla in cambio è il modo migliore per ricevere tanto in cambio (già, anche se suona tanto strano nei nostri tempi, io sono convinto che gran parte del buono nell’essere social-web stia nell’essere al contempo assolutamente disinteressati e mossi solo dalla volontà di condividere, imparare, aiutare
  • confidare ed attingere sempre e prima di tutto dal patrimonio di conoscenze ed esperienze che altri hanno già fatto sui nostri stessi problemi, per i quali esistono decine di soluzioni diverse già disponibili nella comunità on-line; a mia volta, poi, alimentare questo stesso patrimonio in ragione delle mie conoscenze e possibilità
  • non sentirsi parte di una tribù o, peggio, in una sorta di riserva indiana: il peggior servizio che possiamo rendere alla socialità del web è quello di avallare o anche solo credere a chi parla del cosiddetto “popolo del web” – come se fosse qualcosa di diverso dal “popolo che va dall’ortolano”

Poter scrivere queste cose su un blog che nessuno leggerà mai mi è già sufficiente ad assorbire e rintuzzare la pelosa pietà di quelli che vi dicevo sopra.
La volontà e la consapevolezza di essere parte di un grande “fenomeno di massa” si sostengono sulla convinzione che il “fenomeno” stia prevalendo rispetto alla “massa”.

Hasta luego.

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